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L’Unione Europea ha presentato una strategia organica per rafforzare la propria sovranità tecnologica nei settori dei semiconduttori, dell’intelligenza artificiale, del cloud computing e delle infrastrutture digitali critiche. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da fornitori esterni all’Europa e aumentare il controllo diretto sulle tecnologie considerate essenziali per la competitività economica, la sicurezza dei dati e lo sviluppo industriale del continente.

Uno dei pilastri principali del piano è rappresentato dal Cloud and AI Development Act (CADA), un programma destinato a sostenere la crescita delle infrastrutture digitali europee e ad accelerare lo sviluppo di capacità computazionali dedicate all’intelligenza artificiale. Nell’ambito di questa iniziativa, Bruxelles punta a triplicare la capacità dei data center presenti sul territorio europeo entro i prossimi cinque-sette anni, creando una base infrastrutturale in grado di supportare l’aumento della domanda di elaborazione dati e di addestramento dei modelli AI.

Particolare attenzione viene riservata al mercato cloud, oggi largamente dominato da operatori statunitensi. La strategia europea prevede che dati sensibili e informazioni considerate critiche per le amministrazioni pubbliche possano essere ospitati prioritariamente su infrastrutture sottoposte a controllo europeo. Per questo motivo la Commissione intende introdurre un sistema di classificazione dei fornitori cloud basato su differenti livelli di sovranità, valutando elementi quali il controllo delle operazioni, la localizzazione delle infrastrutture, la gestione delle catene di approvvigionamento e le modalità di trattamento dei dati.

La questione assume particolare rilevanza alla luce del Cloud Act degli Stati Uniti, una normativa che consente alle autorità americane di richiedere l’accesso a dati detenuti da aziende statunitensi anche quando questi siano conservati in data center situati al di fuori del territorio nazionale. La nuova classificazione europea mira quindi a fornire maggiore trasparenza sul livello di autonomia effettivamente garantito dai diversi fornitori di servizi cloud.

Parallelamente, l’Unione Europea accelera il rafforzamento della propria industria dei semiconduttori attraverso una revisione del Chips Act introdotto nel 2023. Il nuovo pacchetto normativo, spesso indicato come Chips Act 2.0, consentirebbe alla Commissione di finanziare direttamente progetti industriali strategici di carattere transfrontaliero, semplificando l’accesso agli investimenti pubblici e riducendo la dipendenza dai singoli programmi nazionali di sostegno.

Le istituzioni europee stimano che, per consolidare la competitività del settore entro il 2035, saranno necessari investimenti complessivi pari a circa 120 miliardi di euro tra risorse pubbliche e private. L’obiettivo non riguarda soltanto la produzione di chip, ma l’intera filiera tecnologica, dalle attività di ricerca alle infrastrutture produttive avanzate.

La strategia include inoltre iniziative dedicate alla diffusione del software open source e alla pianificazione energetica necessaria per sostenere la crescita delle infrastrutture digitali. La Commissione ha infatti presentato una roadmap per integrare in modo più efficiente data center e fabbriche dedicate all’intelligenza artificiale nelle reti elettriche europee, un aspetto diventato centrale con l’aumento dei consumi energetici associati ai sistemi AI di nuova generazione.

L’Europa parte da una posizione di forza in alcune tecnologie fondamentali per l’industria globale dei semiconduttori. Un esempio significativo è rappresentato dalla società olandese ASML, leader mondiale nella produzione di apparecchiature per la litografia a ultravioletti estremi (EUV), considerate indispensabili per la realizzazione dei chip più avanzati utilizzati nei sistemi di intelligenza artificiale e nell’high performance computing.

Nonostante questo vantaggio strategico, le istituzioni europee riconoscono che gran parte delle tecnologie digitali di base impiegate nel continente continua a provenire da fornitori extraeuropei. Secondo le stime della Commissione, circa l’80% delle tecnologie fondamentali utilizzate oggi nell’ecosistema digitale europeo è sviluppato al di fuori dell’Unione.

La nuova strategia punta quindi a costruire maggiore autonomia industriale senza interrompere la cooperazione internazionale. Bruxelles sottolinea infatti che il concetto di sovranità tecnologica non deve essere interpretato come una forma di isolamento economico o di protezionismo, ma come un processo volto ad aumentare la resilienza delle infrastrutture digitali europee e a garantire una maggiore capacità decisionale nei settori tecnologici considerati strategici per il futuro del continente.

Di Fantasy