Immagine AI

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha pubblicato sul Federal Register un aggiornamento della cosiddetta “Lista 1260H”, includendo alcune delle principali aziende tecnologiche cinesi, per poi ritirare il documento meno di un’ora dopo, modificandone lo stato in “non pubblicato”. La sequenza quasi simultanea di annuncio e ritrattazione ha generato forte confusione nei mercati finanziari e tra gli osservatori geopolitici, sollevando interrogativi sia sulle dinamiche amministrative interne sia sulle strategie statunitensi nei confronti della Cina in un momento delicato delle relazioni bilaterali.

La Lista 1260H, introdotta nel 2021 ai sensi della Sezione 1260H del National Defense Authorization Act, identifica entità considerate “Chinese military companies” operanti direttamente o indirettamente negli Stati Uniti. Pur non imponendo automaticamente sanzioni economiche o restrizioni immediate, l’inclusione nell’elenco rappresenta un segnale di rischio strategico che può influenzare contratti con il Dipartimento della Difesa, decisioni di investimento e future misure regolatorie. Attualmente la lista comprende oltre 130 aziende cinesi e viene considerata dagli investitori come un indicatore preliminare di potenziali restrizioni più severe.

Nel documento pubblicato brevemente il 13 figuravano, tra le altre, Alibaba, Baidu e BYD, oltre a società biotech come WuXi AppTec e RoboSense. Al contrario, produttori di memorie avanzate come Changxin Memory Technologies (CXMT) e Yangtze Memory Technologies (YMTC) risultavano esclusi dall’elenco, circostanza che ha suscitato reazioni critiche tra i sostenitori di una linea più dura nei confronti di Pechino. L’assenza di questi due player del settore semiconduttori è stata interpretata da alcuni analisti come un possibile segnale di disaccordo interno all’amministrazione statunitense sulle priorità strategiche.

La reazione dei mercati è stata immediata. Gli American Depositary Receipts di Alibaba e Baidu hanno registrato un calo significativo alla Borsa di New York subito dopo la pubblicazione, per poi recuperare parte delle perdite in seguito al ritiro del documento. Questo andamento evidenzia quanto la sola prospettiva di un’inclusione nella Lista 1260H sia sufficiente a influenzare le aspettative degli investitori, soprattutto in settori sensibili come l’intelligenza artificiale, il cloud computing e la mobilità elettrica.

Dal punto di vista tecnologico, l’eventuale designazione di Alibaba e Baidu avrebbe un impatto simbolico e strategico rilevante. Alibaba è uno dei principali attori cinesi nel cloud computing e nell’AI generativa, mentre Baidu è fortemente impegnata nello sviluppo di modelli linguistici avanzati e sistemi di guida autonoma. La loro inclusione nella lista potrebbe essere interpretata come un’estensione della competizione tecnologica sino-statunitense nel campo dell’intelligenza artificiale, dove il controllo delle infrastrutture di calcolo, dei dati e dei chip avanzati rappresenta un elemento cruciale di sovranità tecnologica.

Anche BYD, leader globale nella produzione di veicoli elettrici e batterie, si colloca in un settore altamente strategico. La competizione tra Stati Uniti e Cina nell’elettrificazione dei trasporti coinvolge non solo il mercato automobilistico ma anche l’intera catena del valore delle batterie, inclusi materiali critici e tecnologie di accumulo energetico. L’inclusione di BYD nella Lista 1260H avrebbe potuto essere letta come un ampliamento del confronto strategico oltre l’AI e i semiconduttori, verso la transizione energetica.

Le reazioni ufficiali delle aziende coinvolte sono state ferme. Alibaba ha dichiarato di non essere un’azienda militare né parte di strategie di fusione civile-militare, minacciando azioni legali in caso di designazione definitiva. Baidu ha respinto le accuse definendole prive di fondamento. Queste posizioni riflettono la sensibilità reputazionale associata all’inclusione in una lista che, pur non comportando sanzioni automatiche, può avere effetti di lungo periodo su partnership internazionali e accesso a mercati finanziari.

Un elemento rilevante è l’assenza di DeepSec dall’elenco, nonostante precedenti pressioni politiche per la sua inclusione. In passato, OpenAI aveva segnalato al Congresso statunitense presunti rischi legati a trasferimenti tecnologici, alimentando richieste di indagini. La mancata inclusione potrebbe riflettere valutazioni tecniche differenti o un compromesso interno tra agenzie governative.

Nel contesto più ampio, il governo statunitense ha già adottato misure restrittive nei confronti di altri conglomerati cinesi, come Tencent, e sta valutando ulteriori controlli sulle esportazioni di semiconduttori avanzati prodotti da aziende come Nvidia. La possibilità di consentire la vendita di chip AI fino a determinate soglie di prestazione rappresenta uno strumento di calibrazione fine tra sicurezza nazionale e interessi economici delle aziende statunitensi.

Gli analisti interpretano l’episodio come potenzialmente inserito in una “strategia a doppio binario”. Da un lato, mantenere pressione su questioni di sicurezza nazionale e tecnologia avanzata; dall’altro, lasciare margini di manovra nei negoziati commerciali, soprattutto in vista di incontri diplomatici di alto livello tra Washington e Pechino. Se la lista venisse ripubblicata con le stesse aziende, ciò rafforzerebbe l’immagine di una linea dura coerente. Se invece il ritiro diventasse definitivo, potrebbe segnalare un approccio più conciliante o almeno più prudente in questa fase.

Non si può escludere che l’incidente sia stato in parte il risultato di complessità amministrative, ad esempio divergenze tra dipartimenti su criteri di inclusione o tempistiche di pubblicazione. In contesti di revisione interministeriale, specialmente su temi sensibili come la sicurezza nazionale e la tecnologia strategica, le decisioni possono essere oggetto di negoziazione interna fino all’ultimo momento.

Di Fantasy