L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle attività di contrasto all’evasione fiscale, ma il suo utilizzo all’interno dell’Agenzia delle Entrate segue limiti normativi e operativi molto più restrittivi rispetto a quanto emerso in alcune recenti ricostruzioni. Al centro dell’attenzione si trova Ve.R.A., sistema utilizzato per supportare l’analisi del rischio fiscale attraverso l’elaborazione e l’incrocio di grandi quantità di dati già presenti nelle banche informative dell’amministrazione finanziaria.
La piattaforma opera nel contesto delle attività di data analysis e risk assessment, con l’obiettivo di individuare anomalie potenzialmente rilevanti tra redditi dichiarati, informazioni patrimoniali, rapporti finanziari e altri dati già disponibili all’interno degli archivi autorizzati. Il principio di funzionamento è quello tipico dei sistemi di analisi predittiva: non produce automaticamente un’accusa o un accertamento, ma genera indicatori di rischio che vengono successivamente sottoposti a verifica da parte degli uffici competenti.
L’elemento più importante riguarda proprio la distinzione tra automazione dell’analisi e automazione della decisione. I sistemi AI possono essere utilizzati per individuare correlazioni, incoerenze statistiche e schemi anomali all’interno di dataset molto estesi, ma non possono sostituire il processo amministrativo che porta all’adozione di un provvedimento nei confronti del contribuente. L’intervento umano resta quindi una componente obbligatoria nella valutazione delle posizioni considerate a rischio.
Le recenti precisazioni dell’Agenzia delle Entrate sono arrivate proprio per chiarire questo punto. L’amministrazione ha escluso l’esistenza di sistemi in grado di effettuare attività di monitoraggio massivo dei social network dei contribuenti tramite tecniche di data scraping e ha smentito la presenza di algoritmi capaci di analizzare automaticamente movimenti bancari, acquisti personali o informazioni private nei termini descritti da alcune ricostruzioni mediatiche. Allo stesso tempo è stato ribadito che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale deve rispettare le norme sulla protezione dei dati personali e le disposizioni che vietano la generazione automatizzata di provvedimenti amministrativi.
Il caso Ve.R.A. rappresenta comunque uno dei principali esempi italiani di applicazione dell’AI nel settore pubblico. L’evoluzione delle capacità di elaborazione consente infatti di analizzare volumi informativi impossibili da gestire manualmente, migliorando la selezione delle posizioni da sottoporre a controllo e aumentando l’efficienza delle attività ispettive. Tuttavia, proprio perché questi sistemi lavorano su modelli statistici e probabilistici, il tema dell’errore rimane centrale. Un’anomalia rilevata da un algoritmo non coincide automaticamente con un comportamento illecito, motivo per cui la validazione umana continua a rappresentare il passaggio decisivo dell’intero processo.
La crescente integrazione tra amministrazione fiscale, analisi predittiva e intelligenza artificiale mostra come il contrasto all’evasione stia entrando in una fase sempre più orientata alla gestione avanzata dei dati. Allo stesso tempo, il dibattito attorno a Ve.R.A. evidenzia quanto diventino cruciali trasparenza, verificabilità delle procedure e garanzie per il contribuente quando strumenti algoritmici vengono utilizzati in contesti che possono avere conseguenze dirette sul rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione.
