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La diffusione degli strumenti di generazione del codice basati sull’intelligenza artificiale sta producendo un aumento molto rapido del numero di applicazioni pubblicate, senza però determinare una crescita equivalente nell’utilizzo da parte degli utenti. Il fenomeno è collegato soprattutto al cosiddetto vibe coding, un approccio che permette di realizzare software descrivendo in linguaggio naturale funzioni, interfacce e comportamenti desiderati, lasciando ai modelli AI una parte consistente della scrittura e della modifica del codice. La conseguente riduzione delle competenze tecniche necessarie per creare un’applicazione ha abbassato sensibilmente la barriera d’ingresso allo sviluppo software e ha consentito di portare sui marketplace una quantità di nuovi prodotti nettamente superiore rispetto a pochi anni fa.

I dati pubblicati il 18 settembre da Andreessen Horowitz, a16z, mostrano infatti che nel corso del 2026 il numero mensile di nuove applicazioni lanciate sulle principali piattaforme, tra cui iOS e Android, è diventato da due a quattro volte superiore rispetto ai livelli registrati nel periodo 2021-2023. L’incremento risulta ancora più evidente nel Chrome Web Store, dove il numero delle nuove pubblicazioni ha raggiunto livelli fino a dieci volte maggiori. La disponibilità di strumenti AI per la programmazione ha quindi reso possibile produrre e distribuire software in quantità molto maggiori, trasformando operazioni che in precedenza richiedevano sviluppatori, tempi di realizzazione più lunghi e competenze specializzate in processi accessibili anche a utenti con un’esperienza tecnica limitata.

L’espansione dell’offerta, tuttavia, non trova un andamento analogo sul lato della domanda. La percentuale di applicazioni che riescono a ottenere una prima forma di trazione è diminuita sensibilmente: come indicatori vengono utilizzati il superamento di almeno 100 download su Android oppure l’ottenimento di almeno 10 valutazioni su iOS. Nonostante l’enorme aumento dei nuovi software disponibili, una quota sempre più ridotta riesce quindi a raggiungere anche queste soglie iniziali. In questo contesto viene utilizzata l’espressione “app slop” per indicare la crescente presenza di applicazioni prodotte rapidamente grazie agli strumenti generativi ma caratterizzate da un livello qualitativo insufficiente per conquistare utenti e costruire una reale presenza commerciale. La capacità di generare codice, infatti, non sostituisce gli altri elementi necessari alla realizzazione di un prodotto software, dalla progettazione dell’esperienza d’uso alla definizione delle funzionalità, fino al modello di business e alla capacità di rispondere a una necessità concreta del mercato.

La distanza tra quantità di applicazioni disponibili e domanda effettiva emerge anche dai dati complessivi sul mercato statunitense elaborati da Sensor Tower. Negli ultimi 18 mesi, nonostante la forte crescita dell’offerta, i ricavi complessivi generati dalle app negli Stati Uniti sono aumentati soltanto del 2%, mentre il tempo totale trascorso dagli utenti all’interno delle applicazioni è cresciuto del 7%. L’aumento molto più consistente del numero di prodotti pubblicati non si sta quindi traducendo in un’espansione proporzionale del mercato o del tempo che gli utenti dedicano ai servizi digitali.

Un andamento differente riguarda invece le applicazioni che forniscono direttamente accesso alle tecnologie di intelligenza artificiale. La categoria “produttività”, nella quale rientrano servizi come ChatGPT, Claude, Gemini e Grok, ha registrato il più rapido aumento del tempo di utilizzo nell’intero mercato delle app e si colloca anche tra le categorie con la maggiore crescita dei ricavi. Una dinamica positiva è stata osservata inoltre nel settore degli strumenti per sviluppatori, i Dev Tools, nel quale una parte rilevante dell’espansione è attribuita a Replit. Si sta così formando una marcata differenza tra le applicazioni tradizionali create più facilmente attraverso l’AI, che faticano frequentemente a conquistare utenti, e le piattaforme che mettono direttamente a disposizione capacità di intelligenza artificiale, verso le quali si concentra invece una parte crescente dell’utilizzo.

L’adozione dei servizi AI a pagamento da parte dei consumatori rimane comunque ancora limitata. Il tasso di utilizzo dei servizi consumer di intelligenza artificiale a pagamento si colloca intorno al 3%, mentre tra i giovani il livello di adozione risulta circa quattro volte superiore rispetto a quello osservato nelle fasce di età più elevate. La crescita dell’impiego dell’AI non è quindi distribuita uniformemente né tra le diverse tipologie di software né tra i gruppi di utenti.

Moses Sternstein, responsabile della crescita di System2, ha collegato questa situazione alla qualità effettiva dei prodotti sviluppati attraverso l’intelligenza artificiale. Perché l’aumento della produttività consentito dall’AI possa riflettersi concretamente sugli indicatori economici nazionali o trasformarsi in una vera fase di espansione dell’industria software, le applicazioni dovranno superare la dimensione dei semplici esperimenti e raggiungere standard qualitativi nettamente superiori. La crescita del numero di programmi realizzabili rappresenta quindi solo una parte del cambiamento: il passaggio decisivo sarà quello in cui i servizi prodotti attraverso questi strumenti raggiungeranno un livello di completezza sufficiente per generare utilizzo, ricavi e domanda effettiva.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy