Giorgio Rossellini, diciottenne siciliano d’origine cresciuto a Udine, ha ideato insieme ai perugini Emmanuel Aiello, 21 anni, ed Emanuele Puccetti, 20 anni, Bimoo, un servizio che utilizza l’intelligenza artificiale per creare gruppi di persone compatibili e organizzare incontri dal vivo nelle rispettive città. Il progetto nasce da un problema concreto osservato soprattutto tra i giovani che si trasferiscono in un nuovo contesto urbano e faticano a conoscere persone con interessi, abitudini e passioni simili. Bimoo è stato quindi progettato per ridurre le difficoltà iniziali della socializzazione e trasformare la tecnologia in uno strumento capace di facilitare relazioni reali, invece di mantenerle esclusivamente all’interno di uno schermo.
Bimoo non richiede il download di un’applicazione autonoma, perché funziona direttamente all’interno di WhatsApp. La scelta consente di eliminare una delle principali barriere all’utilizzo: l’utente non deve installare un nuovo software, creare un ulteriore ambiente digitale o imparare a usare un’interfaccia sconosciuta. È sufficiente aprire un link per avviare una conversazione con il bot integrato nella piattaforma.
L’intelligenza artificiale pone una serie di domande dedicate alla personalità, alle attività preferite, al modo in cui viene trascorso il tempo libero e alle passioni individuali. Le risposte vengono utilizzate per costruire un profilo basato sugli interessi dell’utente. Il sistema analizza quindi le compatibilità e crea gruppi composti generalmente da cinque o sei persone della stessa città. Il meccanismo di abbinamento non si limita alla prossimità geografica. L’intelligenza artificiale confronta gli interessi dichiarati e cerca di inserire nello stesso gruppo persone con elementi concreti in comune. Due utenti appassionati di sport, per esempio, possono essere associati proprio sulla base di questa affinità, mentre il sistema evita, per quanto possibile, combinazioni tra profili caratterizzati da preferenze completamente opposte.
La fase digitale rappresenta però soltanto il punto di partenza. Dopo la creazione del gruppo, Bimoo organizza un’uscita in un locale della città, trasformando il match elaborato dall’intelligenza artificiale in un incontro reale. I primi appuntamenti sono stati organizzati a Udine, Perugia e Torino, mentre il team sta lavorando per estendere il servizio ad altre località. I test iniziali hanno prodotto risultati positivi. Diversi partecipanti hanno scelto di ripetere l’esperienza, tornando a contattare il bot già nella settimana successiva per prendere parte a un nuovo incontro. Secondo Rossellini, alcuni utenti hanno inoltre creato amicizie effettive grazie agli eventi organizzati attraverso la piattaforma.
Uno degli elementi centrali del sistema è la riduzione dell’imbarazzo iniziale. Le persone che partecipano all’incontro sanno già di condividere almeno un interesse con gli altri componenti del gruppo e dispongono quindi di un punto di partenza concreto per avviare la conversazione. Questo approccio può risultare particolarmente utile per chi è timido o incontra difficoltà nel rompere il ghiaccio in un contesto sociale nuovo.
L’obiettivo dichiarato dai tre founder è utilizzare l’intelligenza artificiale per favorire la nascita di legami autentici. Bimoo non è stato concepito come un ulteriore social network basato sulla pubblicazione continua di contenuti, ma come un sistema capace di riportare le persone a incontrarsi nella vita reale. L’idea è offrire agli utenti un appuntamento ricorrente e affidabile, nel quale conoscere persone selezionate sulla base di interessi compatibili e costruire amicizie durature o, eventualmente, relazioni sentimentali.
Rossellini ha frequentato le scuole medie e superiori a Udine e si è appena diplomato al liceo artistico Giovanni Sello. Bimoo non rappresenta il suo primo progetto digitale. A sedici anni aveva già sviluppato Cheese, un social network ispirato alla filosofia degli “anti-social” e a piattaforme come BeReal. Cheese nasceva con l’intento di recuperare il valore delle fotografie analogiche e delle Polaroid, restituendo importanza a immagini considerate autentiche e riducendo il peso di filtri, ritocchi ed eccessi tipici dei social contemporanei. Anche questo progetto rifletteva quindi l’interesse di Rossellini per strumenti digitali progettati non soltanto per aumentare l’interazione, ma per modificarne la qualità.
Il giovane founder punta ora a rendere più semplice il passaggio dalle idee ai prodotti concreti. La sua ambizione è poter costruire team, sviluppare applicazioni e portare nuovi progetti all’attenzione del pubblico, in particolare dei più giovani, utilizzando canali come TikTok, Instagram e gli altri strumenti di comunicazione digitale.
Alla base di Bimoo c’è anche una lettura precisa del rapporto tra Generazione Z e social network. Secondo Rossellini, molti giovani stanno riscoprendo forme di socializzazione più tradizionali e manifestano un crescente interesse per gli incontri di persona. Un segnale di questo cambiamento sarebbe visibile anche nei profili Instagram delle generazioni più giovani, spesso lasciati vuoti o utilizzati soprattutto per osservare i contenuti pubblicati dagli altri.
La pressione sociale e il timore del giudizio avrebbero trasformato molti utenti in spettatori passivi, riducendo la condivisione personale e aumentando la frustrazione. Bimoo prova a intervenire proprio su questa distanza tra connessione digitale e relazione effettiva, usando l’intelligenza artificiale non per sostituire l’interazione umana, ma per individuare compatibilità, comporre piccoli gruppi e creare occasioni concrete di incontro.
