La robotica collaborativa sta assumendo un ruolo sempre più concreto nelle officine di carrozzeria, con l’introduzione di tecnologie che non sostituiscono l’operatore, ma ne potenziano l’efficacia nelle fasi di lavoro più ripetitive e faticose. Uno degli esempi più recenti nel panorama italiano è rappresentato dal cobot per la carteggiatura sviluppato da Norton, marchio appartenente al gruppo internazionale Saint-Gobain, presentato e testato presso strutture specializzate con l’obiettivo di automatizzare in modo sicuro e sinergico la preparazione delle superfici prima della verniciatura. Questa innovazione si colloca in un contesto in cui l’automazione intelligente affianca l’artigiano nelle operazioni manuali, rispondendo alle esigenze di produttività e riduzione della fatica fisica senza rinunciare alla qualità della finitura.
Il termine “cobot” indica un robot collaborativo, ovvero una macchina progettata per lavorare in stretta prossimità con l’uomo senza barriere di sicurezza rigide, grazie a sensori e logiche di controllo che garantiscono la tutela dell’operatore e l’arresto automatico in caso di contatto. Questi robot si differenziano dai tradizionali robot industriali preprogrammati perché non operano su percorsi rigidi predefiniti, ma apprendono dinamicamente i movimenti e i parametri dai tecnici umani dando vita a una forma di interazione sinergica. Nel caso del cobot proposto da Norton, la funzione principale è quella di eseguire la carteggiatura di superfici ampie e regolari dei veicoli, un’attività che richiede precisione e costanza ma che è anche fisicamente gravosa e ripetitiva per l’operatore umano.
La preparazione superficiale in carrozzeria è un passo fondamentale per garantire l’adesione corretta della vernice e una finitura uniforme: richiede l’applicazione controllata di abrasivi su pannelli come cofani, tetti e fiancate, processi in cui la pressione, l’angolo e la velocità di movimento devono essere gestiti con consistenza. Il cobot affronta questo compito con un braccio robotico antropomorfo dotato di sensori integrati e controllo della forza, che permette di mantenere una pressione di carteggiatura uniforme e di adattare la forza in relazione all’usura dell’abrasivo, ottimizzando l’efficacia del materiale e la qualità della superficie lavorata.
Un elemento tecnico chiave di questa soluzione è la programmazione guidata direttamente dall’operatore: il cobot non richiede competenze specifiche di robotica per essere configurato. L’operatore umano definisce l’area di lavoro attraverso l’interazione manuale con il braccio robotico e i comandi su pannello, impostando i parametri quali forza di pressione, direzione della carteggiatura e velocità di rotazione. Il sistema memorizza queste impostazioni e le esegue con precisione costante all’interno dell’area delimitata, riducendo così la variabilità che può derivare dall’affaticamento dell’operatore. Questa capacità di apprendere i parametri operativi in modo semplice e intuitivo, pur rimanendo sotto controllo umano, è una delle caratteristiche che distingue i cobot dagli automatismi tradizionali e ne facilita l’adozione anche in realtà non specializzate in automazione robotica.
Nell’utilizzo pratico, il cobot di carteggiatura lavora in sinergia con l’operatore, occupandosi delle superfici ampie e regolari mentre le zone complesse, come curvature strette o dettagli difficili da raggiungere, restano sotto la responsabilità dell’artigiano. In questo modello operativo, la rifinitura manuale rimane centrale, ma l’operatore beneficia della riduzione dello sforzo fisico e della maggiore velocità di preparazione globale, con un miglior controllo dei processi produttivi nei casi di alti volumi di lavoro, come centri di riparazione usato, carrozzerie con flussi elevati e interventi su veicoli di grandi dimensioni.
Il concetto di collaborazione reale tra uomo e macchina in questo scenario non significa soltanto automazione dei compiti ripetitivi, ma anche la possibilità per l’operatore di guidare manualmente la testa levigante con l’assistenza del robot, sfruttando la sua struttura leggera e i sensori di controllo per ridurre il carico fisico. Questo tipo di interazione facilita una transizione naturale verso forme di automazione dove la competenza umana continua a giocare un ruolo centrale, con il robot che interviene come strumento di supporto piuttosto che come sostituto.
Le applicazioni attuali di questo cobot sono particolarmente adatte a carrozzerie di dimensioni medio-grandi, dove l’elevato numero di pannelli da preparare richiede standard di produttività più elevati e una maggiore uniformità di finitura. In ambienti dove la ripetitività è un fattore critico, la robotizzazione collaborativa può portare a miglioramenti tangibili in termini di tempi di lavorazione e gestione delle risorse umane, sebbene nelle strutture di piccole dimensioni la tecnologia rappresenti ancora una frontiera in sviluppo piuttosto che una necessità immediata.
In definitiva, il cobot per la carteggiatura sviluppato da Norton Saint-Gobain esemplifica come la robotica collaborativa stia evolvendo nelle applicazioni artigianali e manifatturiere, portando precisione, coerenza e supporto fisico alle attività manuali, pur preservando il ruolo dell’operatore umano come supervisore e responsabile delle fasi critiche del processo di finitura. Questa tecnologia, che combina controllo sensoriale avanzato, semplicità di programmazione e sicurezza operativa, rappresenta una concreta risposta alle esigenze di produttività e qualità nel settore della carrozzeria, aprendo la strada a future integrazioni tra automazione robotica e competenze specialistiche tradizionali.
