Nuove tecniche di intelligenza artificiale vengono utilizzate per approfondire uno degli aspetti tecnici più discussi del naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio 2012: l’errore commesso dal timoniere durante la manovra che precedette l’impatto con gli scogli dell’Isola del Giglio. Il lavoro coinvolge Alessandro Cantelli Forti, ingegnere che fece parte del collegio peritale nominato dal Tribunale di Grosseto, il professor Neri dell’Università di Pisa e dottorandi dell’Università di Bologna impegnati nello studio di tecniche di continual learning. L’obiettivo dichiarato non è modificare le conclusioni giudiziarie raggiunte sul disastro, ma utilizzare strumenti più avanzati per valutare meglio come si è evoluta la manovra e sviluppare modelli utili alla sicurezza della navigazione.
L’errore del timoniere non rappresenta un elemento nuovo nell’accertamento della dinamica. Era già emerso durante il procedimento giudiziario e il timoniere aveva patteggiato. Secondo Cantelli Forti, questo elemento non può essere utilizzato per scagionare il comandante, perché la modifica della rotta era stata disposta dal comandante e l’intera sequenza degli eventi deve essere valutata considerando contemporaneamente manovra, velocità, distanza dagli scogli, comunicazioni in plancia e decisioni prese successivamente all’impatto. Una manovra di emergenza caratterizzata da rapidi passaggi tra indicazioni di rotta e angoli di barra avrebbe inoltre richiesto una preparazione e un addestramento specifico dell’equipaggio.
Le perizie effettuate dopo il naufragio avevano ricostruito in maniera molto dettagliata la rotta e la manovra prima dell’urto, la dinamica dell’impatto e dell’allagamento, il comportamento degli impianti e la gestione dell’emergenza. Il lavoro tecnico si era protratto per circa quattro anni e aveva sfruttato l’elevato livello di digitalizzazione della Costa Concordia, che disponeva di sistemi capaci di registrare numerosi parametri operativi. Tra i dati analizzati vi erano i tracciati radar, le comunicazioni vocali in plancia e via VHF, la rotta seguita dalla nave, i comandi impartiti, la risposta degli impianti e lo spegnimento progressivo dei dispositivi digitali durante l’allagamento.
Proprio questa disponibilità di dati permette oggi di applicare tecniche di analisi più avanzate alla ricostruzione della manovra. Uno dei problemi centrali consiste nello stabilire quale sia stata l’effettiva incidenza dell’errore del timoniere sull’esito dell’impatto. Il collegio peritale aveva concluso che, in assenza di quell’errore, l’urto sarebbe stato diverso, ma non necessariamente evitato. I consulenti dei pubblici ministeri avevano ipotizzato un impatto più arretrato e potenzialmente più severo per la struttura della nave, mentre le valutazioni del Codacons avevano prospettato un urto assente o comunque molto ridotto.
Questa divergenza evidenzia il limite dei ragionamenti controfattuali applicati a eventi complessi. Stabilire cosa sarebbe accaduto modificando una sola variabile della manovra significa ricostruire una sequenza che nella realtà non si è mai verificata. Una simulazione può produrre scenari plausibili, ma non può trasformarsi in una certezza storica. È proprio su questo punto che le nuove tecniche di intelligenza artificiale possono fornire un contributo, permettendo di analizzare contemporaneamente grandi quantità di dati, esplorare scenari differenti e confrontare l’evoluzione delle manovre senza confondere il risultato probabilistico di un modello con una ricostruzione definitiva dei fatti.
Il lavoro attualmente in corso utilizza anche tecniche di continual learning, cioè sistemi di apprendimento automatico progettati per aggiornare progressivamente le proprie capacità sulla base di nuovi dati e nuove condizioni operative. Applicato alla navigazione, questo approccio può servire a costruire modelli capaci di riconoscere l’evoluzione di una manovra e di adattarsi a situazioni diverse, anziché funzionare soltanto su una sequenza prestabilita. L’interesse tecnico riguarda quindi la possibilità di prevedere con maggiore precisione come una nave possa reagire a determinati comandi, soprattutto quando questi vengono impartiti rapidamente o in condizioni di emergenza.
L’analisi dell’errore del timoniere si inserisce in una ricostruzione molto più ampia del naufragio. Le indagini tecniche avevano infatti esaminato anche la chiusura delle porte stagne, il funzionamento del diesel di emergenza, il comportamento degli ascensori, l’impiego delle lance di salvataggio e la progressione dell’allagamento. Quest’ultima era stata ricostruita anche osservando la sequenza con cui i dispositivi digitali installati nelle diverse aree della nave cessavano di funzionare, fornendo indicazioni indirette sull’avanzamento dell’acqua all’interno dei compartimenti.
Particolare attenzione era stata dedicata anche al rapporto tra blackout, ascensori e generatore diesel di emergenza. Una delle ipotesi investigative, fondata su elementi documentali ma non verificabile sperimentalmente nelle stesse condizioni dell’incidente, era che il ritorno automatico delle cabine degli ascensori ai piani potesse aver interferito con la procedura elettrica necessaria a collegare il generatore di emergenza. Al momento dell’impatto non risultavano persone all’interno degli ascensori. Le successive verifiche sulla presenza e sull’effettiva esecuzione dei collaudi del sistema hanno comunque lasciato aperti alcuni aspetti tecnici, senza consentire di stabilire con certezza cosa sarebbe accaduto se il generatore avesse funzionato regolarmente.
Anche in questo caso il problema riguarda la distinzione tra dati accertati e scenari ipotetici. Le prove condotte su una nave gemella della Concordia erano avvenute fuori dal processo penale e in condizioni non equivalenti a quelle di una reale emergenza, mentre la documentazione relativa ad alcuni collaudi non faceva parte del fascicolo esaminato dal collegio peritale. Le sentenze hanno già considerato i malfunzionamenti emersi durante il naufragio, rinviando al Tribunale di Genova ulteriori approfondimenti tecnici.
L’impiego dell’intelligenza artificiale parte quindi da un patrimonio di dati raccolto durante anni di indagini e lo utilizza per un obiettivo differente rispetto al procedimento giudiziario. Il punto non è attribuire nuovamente le responsabilità del naufragio, ma costruire strumenti capaci di comprendere meglio la dinamica delle manovre complesse, valutare l’effetto di errori o variazioni dei comandi e migliorare formazione, simulazione e sistemi di sicurezza a bordo. Il caso della Costa Concordia diventa così una base dati eccezionalmente dettagliata sulla quale testare tecniche di previsione dell’evoluzione delle manovre navali e sistemi di apprendimento continuo destinati a ridurre il rischio di errori nelle future situazioni operative.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)
