La rapida costruzione di data center destinati all’intelligenza artificiale sta modificando anche il modo in cui queste infrastrutture vengono progettate e inserite nel territorio. Gli edifici tecnici, tradizionalmente realizzati come grandi volumi rettangolari privi di finestre, stanno assumendo l’aspetto di campus tecnologici, complessi direzionali e musei contemporanei, con facciate legate all’architettura locale, aree verdi e spazi messi a disposizione delle comunità circostanti.
Il cambiamento risponde alla crescente opposizione incontrata dai nuovi progetti, spesso criticati per l’elevato consumo di elettricità e acqua, per l’occupazione di grandi superfici e per l’impatto visivo prodotto vicino alle aree residenziali. L’aspetto esterno non elimina le questioni energetiche e ambientali, ma influisce sul percorso autorizzativo e sull’accettazione locale, perché un edificio percepito come un magazzino industriale chiuso e sproporzionato può diventare il simbolo visibile di un’infrastruttura considerata estranea al territorio.
Gensler, una delle maggiori società internazionali di architettura e progettazione, sta lavorando con sviluppatori di data center per superare il modello del capannone grigio e integrare gli edifici nel paesaggio urbano o naturale. L’approccio parte dall’idea che queste strutture debbano essere trattate come una nuova forma di infrastruttura civica, destinata a rimanere sul territorio per decenni e quindi meritevole della stessa attenzione progettuale riservata a ponti, stazioni, università e altri grandi impianti collettivi.
Uno dei progetti più rappresentativi riguarda il campus MD-PHX1 che Menlo Digital intende realizzare a Phoenix, in Arizona. Il complesso è previsto su un’area di circa 38 acri e comprenderà cinque edifici, per una superficie complessiva superiore a un milione di piedi quadrati; Gensler ha costruito il linguaggio architettonico partendo dal vicino ambiente desertico, utilizzando tonalità sabbiose, elementi metallici e schermature solari in acciaio ossidato.
La facciata comprende una successione di nervature verticali ispirate alla superficie dei cactus saguaro, una specie caratteristica del paesaggio dell’Arizona. Le schermature orizzontali e i pluviali metallici interrompono le grandi pareti tecniche, introducendo profondità, ombre e variazioni visive che avvicinano l’edificio a un museo di arte contemporanea o a un campus della Silicon Valley.
Questi elementi svolgono anche una funzione coerente con le condizioni climatiche locali, perché le schermature riducono l’esposizione diretta delle superfici e il disegno della facciata tiene conto della forte radiazione solare. Il riferimento al deserto non viene applicato come semplice decorazione, ma diventa il criterio attraverso il quale materiali, tonalità e ritmo delle pareti vengono collegati all’ambiente circostante.
Il progetto di Phoenix comprende inoltre infrastrutture rivolte ai residenti. Menlo Digital aveva inizialmente previsto la realizzazione di un’area per cani, mentre una consultazione condotta con la comunità ha evidenziato una preferenza per campi da pickleball; il piano è stato quindi modificato per inserire quattro campi sportivi, affiancati da aree paesaggistiche, percorsi pedonali e spazi aperti.
La presenza di servizi accessibili alla comunità modifica la relazione tra il data center e il quartiere. Un’infrastruttura normalmente chiusa per ragioni di sicurezza può continuare a mantenere separati gli impianti critici, destinando la fascia perimetrale ad alberature, sentieri, parchi e attività sportive; queste superfici creano una zona di transizione tra gli edifici tecnici e le abitazioni, riducendo l’impatto visivo e restituendo una parte del terreno a un utilizzo pubblico.
Menlo Digital e Gensler stanno applicando un metodo simile anche a Richmond, in Virginia, dove il campus MD-VA3 dovrebbe comprendere quattro edifici su un’area di quasi 74 acri, con una superficie prevista superiore a 1,17 milioni di piedi quadrati. Il progetto interpreta in chiave contemporanea la tradizione locale delle costruzioni in mattoni e muratura, richiamando i vecchi edifici industriali e i magazzini che caratterizzano una parte del patrimonio architettonico della città.
L’utilizzo di facciate articolate e materiali associati alla storia locale consente di ridurre la distanza visiva tra un’infrastruttura digitale di nuova costruzione e il tessuto urbano esistente. Il data center mantiene le proprie caratteristiche funzionali, compresi i grandi ambienti dedicati ai server, gli impianti elettrici e i sistemi di raffreddamento, mentre l’involucro viene progettato per assumere una scala e un’identità maggiormente riconoscibili dalla comunità.
Un altro caso riguarda Prince William County, in Virginia, uno dei territori coinvolti nella forte espansione dei data center statunitensi. Le autorità locali hanno richiesto a uno sviluppatore di modificare il progetto affinché risultasse più coerente con gli edifici vicini, tra i quali l’Hylton Performing Arts Center della George Mason University.
La revisione ha comportato l’eliminazione di alcuni accenti arancioni particolarmente visibili, l’introduzione di una facciata più sobria e l’aggiunta di numerose superfici simili a finestre. Il complesso ha così assunto un aspetto più vicino a quello di un edificio per uffici, riducendo la percezione di una struttura industriale chiusa e priva di rapporto con il contesto.
Le finestre utilizzate in questi progetti possono essere reali soltanto negli spazi amministrativi oppure assumere una funzione prevalentemente compositiva nelle zone tecniche, dove la necessità di controllare temperatura, sicurezza e illuminazione limita le aperture verso l’esterno. Cornici, pannelli e moduli vetrati permettono comunque di suddividere le facciate e di creare una scala visiva più simile a quella degli edifici frequentati quotidianamente dalle persone.
La progettazione del paesaggio assume un ruolo altrettanto importante. Alberi, siepi e fasce piantumate vengono disposti lungo il perimetro per schermare le strutture, separarle dalle abitazioni e attenuare la presenza di recinzioni, generatori, sottostazioni e apparecchiature meccaniche; parchi e percorsi pedonali estendono questa funzione, trasformando la zona di rispetto del data center in uno spazio utilizzabile.
Jane Vaughan, partner di Menlo Digital, ha collegato questa scelta all’esperienza maturata visitando la cosiddetta Data Center Alley della Virginia settentrionale, dove la concentrazione di infrastrutture digitali ha prodotto grandi sequenze di edifici tecnici con una presenza limitata di vegetazione. La progettazione dei nuovi campus parte quindi dalla necessità di inserire alberi e superfici verdi fin dalle prime fasi, anziché aggiungerli soltanto al termine dei lavori.
Il miglioramento architettonico determina un aumento dei costi di costruzione. Rivestire grandi superfici con mattoni o pietra risulta più oneroso rispetto all’impiego di pannelli prefabbricati in calcestruzzo, mentre la realizzazione e la manutenzione di ettari di verde, percorsi e servizi pubblici richiedono ulteriori investimenti durante l’intero ciclo di vita del complesso.
Gli sviluppatori accettano questi costi perché l’opposizione locale può provocare ritardi, revisioni obbligatorie, contenziosi e cancellazioni, incidendo in misura superiore rispetto alla spesa sostenuta per la facciata e il paesaggio. Un data center richiede disponibilità di energia, collegamenti in fibra, terreni adatti e autorizzazioni complesse; perdere un sito già selezionato può compromettere un investimento molto più ampio e rallentare l’attivazione della capacità informatica prevista.
Negli Stati Uniti stanno aumentando anche le iniziative politiche rivolte a limitare o sospendere la costruzione di nuovi data center. Alcune amministrazioni hanno introdotto divieti o moratorie, mentre gruppi di residenti hanno contestato gli amministratori pubblici favorevoli ai progetti; il design viene quindi utilizzato come una delle leve attraverso cui gli sviluppatori cercano di dimostrare che l’infrastruttura può essere integrata nel territorio e accompagnata da benefici visibili.
Una dinamica analoga si è già verificata nel settore dei depositi self-storage, caratterizzati da edifici di grandi dimensioni e da un numero ridotto di aperture. Per renderli più accettabili, i progettisti hanno introdotto finte finestre, ingressi articolati, materiali decorativi e fasce paesaggistiche, cercando di farli apparire più simili a strutture commerciali o direzionali; alcune città hanno comunque deciso di limitarne la diffusione per destinare il territorio ad abitazioni, negozi e attività con una presenza umana più intensa.
L’esperienza mostra che un involucro architettonico più curato non risolve automaticamente il conflitto sull’uso del suolo. Un data center continua a occupare estese superfici, a richiedere collegamenti elettrici ad alta capacità e a generare un numero di posti di lavoro relativamente contenuto dopo il completamento della costruzione; la qualità del progetto può migliorare l’inserimento paesaggistico, mentre l’accettazione complessiva dipende anche da energia, acqua, rumore, fiscalità e benefici economici destinati alla comunità.
In Europa, dove i regolamenti urbanistici e la valutazione estetica degli edifici industriali risultano spesso più rigorosi, la trasformazione è già più avanzata. Gensler sta progettando nei Paesi Bassi un data center nel quale la vegetazione viene integrata direttamente nella facciata, creando superfici verdi verticali invece di limitare le piantumazioni al perimetro del lotto.
Le facciate vegetali possono contribuire a schermare le grandi pareti, migliorare la gestione dell’acqua piovana, aumentare la biodiversità locale e ridurre l’effetto visivo prodotto dagli edifici tecnici. La loro applicazione richiede una progettazione accurata dei sistemi di irrigazione, manutenzione, drenaggio e accesso, perché la presenza delle piante deve rimanere compatibile con la sicurezza e con l’affidabilità degli impianti informatici.
La trasformazione architettonica dei data center riflette la crescente importanza fisica dell’intelligenza artificiale. I modelli e i servizi cloud vengono percepiti come tecnologie immateriali, mentre il loro funzionamento dipende da strutture industriali dotate di server, reti, trasformatori, sistemi di raffreddamento e generatori; l’aumento della capacità di calcolo rende queste infrastrutture sempre più numerose, grandi e visibili.
Gensler propone di considerarle alla stessa stregua delle grandi opere civiche che hanno segnato le città nelle epoche precedenti. Il riferimento utilizzato dal design director Geoffrey Diamond è il ponte di Brooklyn, un’infrastruttura tecnica diventata nel tempo anche un elemento riconoscibile dell’identità di New York; il principio consiste nel progettare i data center come costruzioni permanenti, evitando che la loro funzione specialistica giustifichi automaticamente un’architettura priva di qualità.
