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La Regione Veneto sta valutando l’impiego dell’intelligenza artificiale all’interno dei propri processi amministrativi come una delle misure destinate a contenere la spesa corrente e, in particolare, i costi legati al personale. L’obiettivo non prevede licenziamenti dei dipendenti attualmente in servizio, ma una riduzione delle sostituzioni in seguito ai pensionamenti, accompagnata da una riorganizzazione degli uffici e dall’automazione di alcune attività. Una prima sperimentazione dell’AI è già in corso nell’istruttoria di determinati atti amministrativi e i risultati ottenuti sarebbero considerati positivi, aprendo alla possibilità di affidare progressivamente ai sistemi di intelligenza artificiale alcune mansioni oggi svolte dal personale.

La riorganizzazione riguarda sia la struttura regionale sia, potenzialmente in misura maggiore, il cosiddetto “sistema Regione”, che comprende gli enti strumentali come Arpav, Avepa, Veneto Agricoltura e Veneto Strade. La Regione Veneto conta attualmente circa 2.700 dipendenti, mentre considerando anche questi enti il personale supera complessivamente le 4.000 unità. Il Segretario generale della Programmazione, Maurizio Gasparin, ha chiesto ai sei direttori di Area, Giancarlo Ruscitti, Gianluigi Masullo, Luca Marchesi, Marco D’Elia, Santo Romano e Alberto Zannol, di individuare possibili interventi di razionalizzazione organizzativa. Il termine fissato per la presentazione delle proposte era il 26 agosto e le relazioni trasmesse sono ora oggetto di valutazione.

La richiesta nasce dall’indicazione del presidente e della Giunta regionale di procedere a un progressivo contenimento della spesa, compresa quella corrente relativa al personale, intervenendo sugli assetti organizzativi e sui processi di lavoro senza compromettere l’efficacia dell’azione amministrativa e il raggiungimento degli obiettivi di valore pubblico. La necessità di proseguire nelle azioni di razionalizzazione della spesa era stata inoltre indicata dalla Corte dei conti. L’intelligenza artificiale entra quindi in un progetto più ampio di revisione dell’organizzazione regionale, nel quale la tecnologia viene considerata soprattutto come strumento per aumentare l’efficienza dei processi e ridurre il fabbisogno di nuove assunzioni.

Il peso dei pensionamenti rende questa impostazione particolarmente rilevante. Nel solo 2026 sono previsti 137 pensionamenti per raggiunti limiti di età, relativi quindi a dipendenti che compiono 67 anni, mentre altri 171 sono stimati nel triennio 2027-2029. Questi numeri non comprendono le eventuali uscite anticipate legate al raggiungimento dei requisiti contributivi previsti dalla normativa pensionistica. La Regione non intende procedere alla sostituzione automatica di tutto il personale in uscita e ha individuato sei possibili direttrici di razionalizzazione organizzativa, con l’obiettivo esplicito di ottenere una forte contrazione del turnover.

Tra gli interventi allo studio rientra l’accorpamento di attività oggi distribuite fra diversi uffici protocollo, che potrebbero essere gestite in forma condivisa oppure attraverso poli organizzativi costituiti a livello di Area. Un’altra possibilità riguarda un maggiore utilizzo dello smart working collegato alla razionalizzazione delle sedi fisiche. A queste misure si aggiunge direttamente l’intelligenza artificiale: l’amministrazione intende verificare in quali ambiti gli strumenti AI possano incrementare l’efficienza dei processi, individuando quindi attività amministrative automatizzabili o eseguibili con un minore impiego di risorse umane.

La sperimentazione già avviata sull’istruttoria di alcuni atti costituisce in questo senso uno dei passaggi tecnicamente più significativi. L’istruttoria amministrativa comprende infatti le attività attraverso le quali vengono acquisiti, verificati ed elaborati gli elementi necessari alla formazione di un provvedimento. L’utilizzo dell’AI in questa fase può interessare operazioni come l’analisi e la classificazione dei documenti, l’individuazione delle informazioni rilevanti, il confronto fra dati presenti in pratiche diverse e la predisposizione di elementi utili alla successiva elaborazione dell’atto. La sperimentazione non comporta quindi, allo stato attuale, la sostituzione immediata del personale, ma viene inserita in una strategia nella quale gli incrementi di produttività ottenuti attraverso l’automazione possono consentire di assorbire parte delle attività lasciate scoperte dalle future uscite.

La prospettiva ha provocato la reazione della FP CGIL Veneto, che contesta la scelta di assumere la riduzione della spesa e degli organici come punto di partenza della riorganizzazione. Secondo i dati richiamati dal segretario generale Ivan Bernini, il Veneto dispone infatti di 0,56 dipendenti regionali ogni mille abitanti e si colloca al penultimo posto nazionale per rapporto tra personale della Regione e popolazione. Soltanto la Lombardia registra un valore inferiore, pari a 0,34 dipendenti ogni mille abitanti, mentre il rapporto sale a 24,4 in Valle d’Aosta, 9,96 in Trentino-Alto Adige, 3,2 in Sicilia e 2,8 in Friuli-Venezia Giulia.

La posizione sindacale è quindi che il Veneto presenti già un organico particolarmente contenuto e che un’ulteriore riduzione debba essere valutata rispetto alle funzioni effettivamente attribuite alla Regione e ai servizi da garantire. La FP CGIL chiede che l’eventuale riorganizzazione parta dall’analisi dei fabbisogni, dei carichi di lavoro e delle professionalità necessarie, determinando successivamente il numero di addetti richiesto, anziché stabilire preventivamente una riduzione del personale e adattare in un secondo momento l’organizzazione alle risorse rimaste disponibili.

Per la Regione Veneto, dunque, l’intelligenza artificiale non viene considerata come uno strumento per procedere a licenziamenti, ma come una componente della futura gestione del turnover. Con oltre 300 pensionamenti per raggiunti limiti di età previsti tra il 2026 e il 2029, ai quali potrebbero aggiungersi le uscite anticipate, la combinazione tra automazione delle procedure, accorpamento delle attività, lavoro da remoto e revisione delle strutture dovrebbe permettere di ridurre il numero delle nuove assunzioni necessarie. La sperimentazione sugli atti amministrativi rappresenta il primo banco di prova concreto di un modello nel quale l’AI viene utilizzata non soltanto per velocizzare singole operazioni, ma per modificare progressivamente il rapporto tra quantità di lavoro amministrativo e personale necessario a svolgerlo.

Questo articolo è stato redatto con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale (AI)

Di Fantasy