Il settore degli occhiali intelligenti, considerato da molti come la prossima grande frontiera dell’elettronica di consumo destinata a sostituire lo smartphone, è stato scosso da una battaglia legale di proporzioni miliardarie. Al centro della disputa si trova Meta, il colosso guidato da Mark Zuckerberg, che insieme ai suoi partner industriali EssilorLuxottica e Oakley è stato citato in giudizio da Solos Technologies. L’accusa, depositata presso la Corte Federale del Massachusetts il 23 gennaio 2026, è pesante: violazione volontaria di una vasta gamma di brevetti che costituiscono le fondamenta tecnologiche dei celebri Ray-Ban Meta.
La denuncia presentata da Solos non si limita a singoli componenti, ma colpisce l’intera architettura che rende “intelligenti” questi dispositivi. Secondo Solos, Meta e i suoi partner avrebbero sottratto tecnologie chiave relative al rilevamento multimodale, ai sistemi di fusione dei sensori e alle sofisticate capacità di riconoscimento del contesto e dell’attività dell’utente. Si parla di soluzioni hardware e software che permettono agli occhiali di capire cosa l’utente stia guardando o facendo, gestendo contemporaneamente l’elaborazione visiva e quella audio. Solos, un’azienda che opera nel settore da oltre un decennio e che vanta un portfolio di oltre cento brevetti, sostiene che queste innovazioni siano frutto del proprio lavoro di ricerca, iniziato anni prima che i grandi player entrassero nel mercato.
Un aspetto particolarmente critico della causa riguarda la ricostruzione dei presunti contatti tra le aziende. Solos afferma che tra il 2015 e il 2019 si sono svolti diversi incontri con dirigenti di EssilorLuxottica e Oakley, durante i quali sarebbero stati mostrati prototipi e roadmap tecnologiche. Inoltre, la causa cita il caso di una ricercatrice del MIT che, dopo aver analizzato approfonditamente i prodotti Solos citandone i brevetti in uno studio del 2021, è stata successivamente assunta da Meta come product manager. Questi elementi, secondo l’accusa, dimostrerebbero che Meta ed EssilorLuxottica avessero una conoscenza dettagliata e diretta delle tecnologie Solos ben prima di lanciare i propri Ray-Ban intelligenti nel 2021.
Questa controversia non è un caso isolato, ma si inserisce in un panorama di crescente tensione legale nel mondo dei wearable. Solo nelle ultime settimane, il mercato ha visto l’azienda cinese Xreal intentare una causa simile contro la rivale Viture, mentre Meta stessa è già impegnata a difendersi in un altro procedimento relativo ai braccialetti a segnali muscolari utilizzati per controllare gli occhiali tramite impulsi neurali. La posta in gioco è altissima: Solos ha chiesto miliardi di dollari di risarcimento e un’ingiunzione permanente che, se accolta, potrebbe bloccare la vendita dei Ray-Ban Meta, proprio nel momento in cui le due aziende stavano valutando di raddoppiare la produzione per far fronte a una domanda senza precedenti.
Nonostante le similitudini tecnologiche sollevate in tribunale, l’accoglienza del mercato per le due realtà è stata diametralmente opposta. Mentre i prodotti Solos, come la serie AirGo, hanno spesso faticato a convincere il grande pubblico a causa di problemi di qualità e assistenza, i Ray-Ban Meta sono diventati un fenomeno culturale, lodati per il design e l’integrazione fluida dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, la legge sui brevetti non premia necessariamente chi vende meglio, ma chi può dimostrare la paternità dell’invenzione. Se Solos riuscirà a provare che il successo dei Ray-Ban Meta poggia su fondamenta rubate, l’intera strategia hardware di Meta potrebbe subire un colpo d’arresto devastante, trasformando quello che doveva essere il futuro del computing in un campo di battaglia legale dai costi imprevedibili.
